"Il non poter essere soddisfatto da alcuna cosa terrena, né, per dir così, della terra intera; considerare l'ampiezza inestimabile dello spazio, il numero e la mole meravigliosa dei mondi, e trovare che tutto è poco e piccino alla capacità dell'animo proprio; immaginarsi il numero dei mondi infinito, e l'universo infinito, e sentire che l'animo e il desiderio nostro sarebbe ancora più grande che sì fatto universo; e sempre accusare le cose d'insufficienza e di nullità, e patire mancamento e vòto, e però noia, pare a me il maggior segno di grandezza e di nobiltà, che si vegga nella natura umana". G. Leopardi
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lunedì 24 marzo 2008

Ottava

Che vergogna, da troppo tempo non aggiorno il blog, e non ho neanche scritto gli auguri di Pasqua.
Mi permetto di fare una riflessione, e di parlare un po' dei fatti miei, ma solo per questo post, anche perché non credo siano fatti solo miei o, meglio, proprio perché sono miei possono essere di chiunque. Scusate la frase criptica, ma ho fatto apposta :)
Sono stata a confessarmi martedì mattina e il prete mi ha dato come penitenza di vivere bene il Venerdì Santo. Così mi sono ripromessa una Via Crucis che, così come quello che avevo in programma per il Giovedì, sapevo avrei fatto. Sono stati momenti intensissimi, in cui diventa davvero evidente che una coesione simile tra tante persone e così diverse non può dipendere da noi. La Chiesa che esiste da duemila anni non è un atto di volontà o affermazione di sé di qualche fanatico.
Non per niente, oggi mentre cercavo una parola latina nel dizionario mi è caduto l'occhio su religio, la cui definizione per l'etimologia rimandava a re-ligo: tenere insieme le cose.

venerdì 9 novembre 2007

Nove novembre

Da oggi diffondo l’indirizzo di questo blog. La data non è scelta a caso, infatti oggi compio 20 anni. E poi, mi piace proprio come suona “nove novembre”…

20 anni sono tanti, o almeno così li sento io. Quando uno è nei piccoli dell’asilo, pensa ai grandi che l’anno dopo addirittura vanno a scuola; quando poi uno va a scuola, vede quelli di quarta e di quinta come dei giganti: sono altissimi e con l’età che hanno possono fare un sacco di cose! Per non parlare di quelli di dodici anni: a dodici anni ci si può sedere davanti in auto, e poi nei bugiardini delle medicine si dice sempre “non somministrare al di sotto dei dodici anni”… Insomma, a dodici anni uno è adulto! Fino a quando non arriva il momento in cui si compiono questi sospirati dodici anni: una gran delusione. Io cominciavo a dirmi che probabilmente gli altri dodicenni erano davvero tali, mentre io lo ero diventata ma non sul serio. E allora sull’onda della delusione si volge lo sguardo ai quattordicenni, che stanno per andare alle superiori e possono guidare il motorino, e poi a quelli di sedici anni che possono guidare anche le moto, ma soprattutto si sognano i diciotto anni! Io li ho sognati fino ai diciassette, poi quando è stato il momento di compierne diciotto mi è mancata la terra sotto i piedi, perché proprio non mi sentivo in grado di sobbarcarmi la responsabilità di me stessa, e del resto è ancora così e credo che lo sarà sempre. Ma fintanto che uno si trova ad essere nei “dicia-“, va ancora bene. Il problema sono i “venti-“, che poi insieme ai “trenta-“ portano alla lunga serie di “-anta-“: già con un piede nella fossa in pratica... :) A parte gli scherzi, io nella mia testa mi sento esattamente come quando avevo sei anni, salvo qualche inquietudine in più. Perché dunque dovrei compierne venti? Non sento di meritarmeli, se così si può dire.
Passati i venti uno non può fare a meno di pensare al futuro, è il decennio che determina gran parte della vita. E sinceramente io non so da che parte cominciare.