"Il non poter essere soddisfatto da alcuna cosa terrena, né, per dir così, della terra intera; considerare l'ampiezza inestimabile dello spazio, il numero e la mole meravigliosa dei mondi, e trovare che tutto è poco e piccino alla capacità dell'animo proprio; immaginarsi il numero dei mondi infinito, e l'universo infinito, e sentire che l'animo e il desiderio nostro sarebbe ancora più grande che sì fatto universo; e sempre accusare le cose d'insufficienza e di nullità, e patire mancamento e vòto, e però noia, pare a me il maggior segno di grandezza e di nobiltà, che si vegga nella natura umana". G. Leopardi
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lunedì 24 marzo 2008

Ottava

Che vergogna, da troppo tempo non aggiorno il blog, e non ho neanche scritto gli auguri di Pasqua.
Mi permetto di fare una riflessione, e di parlare un po' dei fatti miei, ma solo per questo post, anche perché non credo siano fatti solo miei o, meglio, proprio perché sono miei possono essere di chiunque. Scusate la frase criptica, ma ho fatto apposta :)
Sono stata a confessarmi martedì mattina e il prete mi ha dato come penitenza di vivere bene il Venerdì Santo. Così mi sono ripromessa una Via Crucis che, così come quello che avevo in programma per il Giovedì, sapevo avrei fatto. Sono stati momenti intensissimi, in cui diventa davvero evidente che una coesione simile tra tante persone e così diverse non può dipendere da noi. La Chiesa che esiste da duemila anni non è un atto di volontà o affermazione di sé di qualche fanatico.
Non per niente, oggi mentre cercavo una parola latina nel dizionario mi è caduto l'occhio su religio, la cui definizione per l'etimologia rimandava a re-ligo: tenere insieme le cose.

lunedì 7 gennaio 2008

Duemilaotto

Cavoli! Sono in ritardo! Sull'anno nuovo, sullo studio e sull'allenamento, sulla testa, sulla vita...
Anyway, "il nostro progresso non consiste nel presumere di essere arrivati, ma nel tendere continuamente alla meta". Così sia per tutti questo 2008.

lunedì 24 dicembre 2007

Buon Natale

Benedetto XVI, Angelus, 11 dicembre 2005: «Costruire il Presepe in casa può rivelarsi un modo semplice, ma efficace di presentare la fede per trasmetterla ai propri figli. Il Presepe ci aiuta a contemplare il mistero dell’amore di Dio che si è rivelato nella povertà e nella semplicità della grotta di Betlemme. San Francesco d’Assisi fu così preso dal mistero dell’Incarnazione che volle riproporlo a Greccio nel Presepe vivente, divenendo il tal modo iniziatore di una lunga tradizione popolare che ancor oggi conserva il suo valore per l’evangelizzazione. Il Presepe può infatti aiutarci a capire il segreto del vero Natale, perché parla dell’umiltà e della bontà misericordiosa di Cristo, il quale "da ricco che era, si è fatto povero" (2Cor 8,9) per noi. La sua povertà arricchisce chi la abbraccia e il Natale reca gioia e pace a coloro che, come i pastori a Betlemme, accolgono le parole dell’angelo: "Questo per voi il segno: un bambino avvolto in fasce, che giace in una mangiatoia" (Lc 2,12). Questo rimane il segno, anche per noi, uomini e donne del Duemila. Non c’è altro Natale».

venerdì 9 novembre 2007

Nove novembre

Da oggi diffondo l’indirizzo di questo blog. La data non è scelta a caso, infatti oggi compio 20 anni. E poi, mi piace proprio come suona “nove novembre”…

20 anni sono tanti, o almeno così li sento io. Quando uno è nei piccoli dell’asilo, pensa ai grandi che l’anno dopo addirittura vanno a scuola; quando poi uno va a scuola, vede quelli di quarta e di quinta come dei giganti: sono altissimi e con l’età che hanno possono fare un sacco di cose! Per non parlare di quelli di dodici anni: a dodici anni ci si può sedere davanti in auto, e poi nei bugiardini delle medicine si dice sempre “non somministrare al di sotto dei dodici anni”… Insomma, a dodici anni uno è adulto! Fino a quando non arriva il momento in cui si compiono questi sospirati dodici anni: una gran delusione. Io cominciavo a dirmi che probabilmente gli altri dodicenni erano davvero tali, mentre io lo ero diventata ma non sul serio. E allora sull’onda della delusione si volge lo sguardo ai quattordicenni, che stanno per andare alle superiori e possono guidare il motorino, e poi a quelli di sedici anni che possono guidare anche le moto, ma soprattutto si sognano i diciotto anni! Io li ho sognati fino ai diciassette, poi quando è stato il momento di compierne diciotto mi è mancata la terra sotto i piedi, perché proprio non mi sentivo in grado di sobbarcarmi la responsabilità di me stessa, e del resto è ancora così e credo che lo sarà sempre. Ma fintanto che uno si trova ad essere nei “dicia-“, va ancora bene. Il problema sono i “venti-“, che poi insieme ai “trenta-“ portano alla lunga serie di “-anta-“: già con un piede nella fossa in pratica... :) A parte gli scherzi, io nella mia testa mi sento esattamente come quando avevo sei anni, salvo qualche inquietudine in più. Perché dunque dovrei compierne venti? Non sento di meritarmeli, se così si può dire.
Passati i venti uno non può fare a meno di pensare al futuro, è il decennio che determina gran parte della vita. E sinceramente io non so da che parte cominciare.

sabato 3 novembre 2007

Dichiarazione d'intenti

L'altroieri sera chattando con una mia amica si parlava di un blog che lei ha visto e che è veramente utile, oltre che esteticamente gradevole. Del blog in questione si elogiava il contenuto, e infatti proprio per la sua utilità si stacca dallo sfondo degli innumerevoli blog completamente inutili, che uno ha piacere di visitare solo se conosce direttamente l'autore, e a volte anche chi conosce l'autore li trova noiosi perché indirizzati soprattutto ad una persona o a un gruppo molto ristretto di conoscenti. Così è il mio vecchio blog.
Certi blog poi sono stucchevoli perché, ci dicevamo, sono pieni di cose come cuoricini e altri accessori patetici, oppure sono il frutto di un'accozzaglia di colori e caratteri tipografici, nonché scritti in una degenerazione di quella degenerazione stessa dell'italiano che sono le abbreviazioni: ho visto post che non solo contenevano grafemi (non sono parole infatti) come "ke", "anke", "tt" e "tv1kdbxs", ma addirittura "kakkio", e persino "ankke", il che - oltre ad essere una violenza all'italiano - è anche poco sensato perché il pur minimo vantaggio di usare "k" al posto di "ch" è nel penultimo caso inesistente perché esiste già "c" che fa benissimo il suo mestiere, e nell'ultimo caso è annullato dall'impiego di due lettere "kk": al punto che si poteva scrivere direttamente "ch" che è molto più elegante...
Ma del resto ognuno è liberissimo di fare il blog che più gli piace, si tratta solo di gusti, e qui ho esposto il mio e quello della persona con cui chattavo di questo.

Detto ciò, il mio blog non è di nessuna utilità al mondo, e ne sono consapevole. Ma con quest'apertura volevo almeno uscire un pochino dal particolarismo in cui ero caduta col mio blog precedente, completamente uninteresting per chi non mi conoscesse, e spesso scansato - e comprensibilmente - anche da chi mi conosce. Non che mi aspetti che questo nuovo sia frequentato, anzi, ma spero che l'intento di scriverci cose più generali e magari più "dibattibili" possa renderlo un po' più piacevole a lettori forse un pochino più diversificati (chiedo scusa per la ripetizionie di "più"...).
Per quanto riguarda l'estetica, ho deciso di attenermi ad una semplicità quasi minimale: grafica praticamente assente e tre colori, di cui uno in due sfumature diverse. Il blu/azzurro perché è il mio preferito, l'arancione perché è il suo complementare, il bianco perché il fondo è scuro e quindi - essendo il bianco chiaro per definizione - si legge bene.

Concludo con un ultima considerazione sull'inutilità. Io studio Lettere, il che significa che dedico la maggior parte del mio tempo a cose perfettamente inutili e oltretutto inventate. So che non troverò mai un lavoro in cui mettere in pratica questo, ma a me piace tantissimo.
Ma proviamo a pensare a quante cose inutili si fanno nella vita di tutti i giorni: e che vita faremmo se vi rinunciassimo?

venerdì 21 settembre 2007

Nuova apertura

Ho aperto ieri qusto blog, in previsione di un utilizzo futuro.
Per ora lo lascio qui a riposare, con la promessa di lettere per tutti.